Roero Arneis La Val Dei Preti – 2013

L’arneis è un vitigno in passato forse un po’ penalizzato, non per le uve, ma nel modo in cui è stato interpretato.

Roero Arneis

La Val Dei Preti (2013)

elemento_arneis

Vitigno: Arneis 100%
Bottiglie annue: 6.000
Terreno: Selezione della vigna La Val Dei Preti. Terreno sabbioso (69% sabbia fine, 4% sabbia grossa, 29% limo, 2% argilla)
Esposizione e altitudine: sud / 270 m s.l.m.
Vendemmia: manuale, inizio settembre
Allevamento: contro spalliera
Potatura: Guyot
Densità dell’impianto: 5500 viti per ettaro
Resa per ettaro: 70 hl/ha
Vinificazione: 70% pressatura soffice, fermentazione alcolica in inox a basse temperature, protezione dall’ossigeno; 30% macerazione, fermentazione alcolica in inox a basse temperature.
Affinamento: almeno 4 mesi in inox sulle fecce e 6 anni di affinamento in bottiglia;
Temperatura di servizio: 10-12°

L’UNIVERSO IN UN BICCHIERE DI VINO

La pulsar del Granchio, una trottola cosmica

ROERO ARNEIS “La Val dei Preti” 2013

Ciao! Mi presento… sono un vino molto speciale e provengo dalle magiche terre del “Roero”.
Avete mai visto la travolgente complessità delle mie colline? Avete mai ammirato quei monumenti pietrificati della forza della natura che sono Le Rocche? Avete mai toccato, annusato, schiacciato quel misto di sabbia, arenaria, marna, ghiaia, gesso che compone il terreno dove le mie radici vanno a cercare il proprio nutrimento?
Se mi chiamano “Arneis”, ci sarà ben un motivo! In dialetto piemontese, infatti, questo nome si riferisce proprio a una persona estrosa, volubile, dalle reazioni inaspettate. La mia vitalità, la mia apparente scontrosità, la mia volubilità e la mia fantasia sono frutto di quella sorprendente
e variegata terra che mi ha accudito con tanto amore.
Figuratevi quindi la rabbia che mi sale fino al collo della bottiglia quando sento parlare di me come se fossi un agnello vicino alla Santa Pasqua.
“Va bevuto subito, da giovane, quando i suoi sentori di frutta e di fiori si esprimono al meglio”. Si, io vi dono gioia e piacevolezza nella beva quando sono giovane eppure anch’io ho un sacco di aspirazioni e un profondo desiderio
di vivere il più a lungo possibile. Chiamatelo istinto di conservazione, se volete, ma è sicuramente qualcosa di molto più ampio e articolato. Permettetemi di dimostrarvelo!
Per fare tutto ciò ho bisogno di estraniarmi completamente dal mondo terreno e di isolarmi per alcuni anni e il “tappo a vite”, con cui sono stato chiuso, semplifica questo processo. Il motivo per cui io esisto è una combinazione di due fattori: una vigna storica come

“La Val dei Preti” e una chiusura rivoluzionaria come il tappo a vite, grazie al quale ogni bottiglia è perfetta e senza alterazioni dovute a fattori esterni.
La mia vita si allunga sensibilmente a seguito di una minore ossigenazione attraverso il tappo, l’anidride solforosa ben più bassa rispetto la media..insomma sono anche un vino salutista ed innovativo.
Come faccio a passare il tempo, chiuso ermeticamente così a lungo?
Beh… basta che ricordi le mie origini più antiche, basta che osservi l’Universo dai cui elementi è nato il vino, sua essenza stessa, suo succo prodigioso. E da quando una volta un poeta disse: «L’Universo intero è in un bicchiere di vino» il mio istinto a guardare in alto ha trovato la sua ragione. Io so giocare con il vetro, scegliere le giuste angolazioni, sfruttare sapientemente la luce che filtra dalle finestre della cantina.
Ed ecco il miracolo – almeno così sembra a voi – che mi permette di vedere da vicino, in tutti i suoi particolari, qualche splendido esempio delle meraviglie del Cosmo e della Natura. In fondo, siamo fratelli, i milioni di anni luce di distanza spariscono letteralmente. Da quelle visioni io traggo ancora maggiore forza e vitalità, per dare il meglio di me stesso. E poiché questo spettacolo è così meraviglioso ho pensato di condividerlo con voi.

Ogni anno vi farò un regalo diverso: una fotografia del nostro affascinante Universo, insieme ad una breve spiegazione di un astronomo professionista, il professore Vincenzo Zappalà, che ha dato voce anche ai miei pensieri.

Quest’anno ho scelto un oggetto che mi assomiglia molto, anch’esso all’apparenza irrequieta e bizzarra: una pulsar, ossia ciò che resta di un’enorme stella esplosa per regalare all’Universo tutti gli elementi che piano piano andranno a formare la vita, me compreso. Questa esplosione fu vista a occhio nudo, in pieno giorno, circa mille anni fa e i cinesi ancora lo ricordano nei loro annali astronomici. Oggi, la prima apparenza è quella di una nuvola colorata che si espande e che è stata chiamata nebulosa del Granchio a causa della sua forma.

Andando a scrutare al suo interno ecco apparire una gigantesca trottola, una trottola capace di girare su se stessa trenta volte in un secondo.
Solo occhi speciali possono vederla, ma io, ovviamente, ci riesco… A ogni giro manda un lampo come fosse un faro che fende la nebbia e racconta di enormi energie, di immani forze al lavoro, tutte compresse in una sfera pesantissima di una ventina di chilometri di diametro, ma con una massa superiore a quella del nostro Sole.
E io mi inebrio della sua bellezza e cerco di trasferirla nei sentori rinchiusi in questa bottiglia. Bevete me e bevete un pezzo di Universo.
E sentitevi liberi di sorprendervi se, ad ogni sorso, vi apparirà, ad occhi chiusi, l’immagine della trottola cosmica…

 

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