APAPÀ

Un’idea che nasce da due personalità opposte unite dallo stesso sangue e dalla passione per quello che si fa.

APAPÀ

elemento_arneis

Vitigno: Nebbiolo 100%
Bottiglie annue: 400 in media
Terreno: sabbioso (69% sabbia fine, 4% sabbia grossa, 29% limo, 2% argilla)
Esposizione e altitudine: sud / 290-260 m s.l.m
Vendemmia: manuale, inizio ottobre
Allevamento: contro spalliera
Potatura: Guyot
Densità dell’impianto: 5500 viti per ettaro
Resa per ettaro: 45-50 hl
Vinificazione: 45-50 giorni di macerazione sulle bucce in anfora di ceramica
Affinamento: almeno 20 mesi in anfora di ceramica; almeno 20 mesi in bottiglia
Temperatura di servizio: 18/19°

Descrizione

Un’idea che nasce da due personalità opposte unite dallo stesso sangue e dalla passione per quello che si fa.  Questo progetto prende vita grazie all’incastro perfetto di abilità e interessi diversi, accomunati dallo stesso  sogno: concretizzare gli insegnamenti trasmessi  da un papà lungimirante che amava la sfida e la sperimentazione.

Giovanni ha deciso come farlo e Brigitta come vestirlo.

“Nella primavera del 2015 io e mia sorella abbiamo avuto il desiderio di fare qualcosa di nuovo e di nostro da dedicare a nostro padre: così nasce apapà.

Nebbiolo 100% preso da una selezione di viti vecchie della vigna di ‘La Val dei Preti’ fatto esclusivamente in anfora di ceramica. Perché la ceramica? Fare un vino per una persona creativa, innovativa che amava sperimentare, come era papà, e affinarlo in legno (che fosse nuovo, usato, grande, piccolo) era quasi banale. Ci voleva qualcosa di nuovo, un materiale che non avevamo mai usato.   

Questo vino mi piace perché è estremamente puro ed interpreta al meglio la vera espressione del vitigno Nebbiolo. Eleganza, freschezza sono ben bilanciate da un tannino presente ma vellutato.

La denominazione è ‘VINO ROSSO’ perché la DOCG ‘Roero’ prevede un affinamento in legno e apapà non lo fa. Ci rifiutiamo di usare ‘Langhe Nebbiolo’ in quanto abbiamo sempre pensato che non è una buona denominazione per promuovere la regione del Roero . Sarebbe molto utile commercialmente perché la parola Langa ha più appeal del Roero ma contrasterebbe la nostra filosofia e quella di mio papà.”

Giovanni

“L’inizio di questa etichetta è stato costellato da costanti  blocchi e ricordi lasciati per tempo da qualche parte, al sicuro. Di solito le idee creative emergono e scorrono spontaneamente, in questo caso l’emotività ha giocato un bel ruolo. La prima cosa divenuta certa era la forma: rotonda come un mandala. Tipologia d’arte scoperta e approfondita in un viaggio importante, in India. Per tradizione il mandala, essendo la manifestazione grafica istantanea del microcosmo interiore, andrebbe fatto e poi distrutto. Poco adatto per un’etichetta di nebbiolo, pensai. Allora mi sono aperta una bottiglia di questo vino, ho lasciato la mano libera di fluire sulla tela, sorseggiando pura ispirazione liquida. Decisi che questo sì, poteva essere un momento da fermare per sempre.

Eccone il risultato in una sintetica descrizione per lasciar spazio all’immaginazione di ognuno…

Tre alberi (io, mamma e Giovanni), ognuno ha il suo colore/la propria individualità e carattere, ma insieme risultano armonici. Ben radicati al suolo, le radici simboleggiano il passato, quindi tre persone che sanno bene da dove arrivano, che prendono forza e energia dagli insegnamenti di un trascorso anche turbolento. Al centro è rappresentato un cuore astratto, dove si convoglia la linfa/l’energia che sale dalle radici. Il cuore è inteso come sede in cui tutti noi custodiamo gelosamente il ricordo di nostro papà, quello più intimo. Perché di luoghi e occasioni per ricordarlo ne siamo quotidianamente circondati. È il posto in cui risiedono tutti gli insegnamenti che involontariamente ci ha trasmesso, quali la passione, l’ascolto del proprio intuito, la sperimentazione, il coraggio nel credere in un’idea.  Valori che esprimono la forza motrice di ogni nostro passo. I rami, partendo dal cuore, si espandono sinergicamente in ogni direzione, fino a raggiungere il cielo,  luogo simbolico dove abita nostro papà e dove si originano le intuizioni.”

Brigitta